30° Capitolo
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future. (Gv.16,13)
Gesù Cristo ha parlato non solo ai suoi contemporanei, ma a tutta l’umanità, compresa quella che vive attualmente sulla terra e quella futura. C’é una verità che ha un” peso” e paradossalmente è quella che ci rende liberi. Aveva un peso allora, ne ha uno anche adesso. Perché pesa questa verità?
La passione e la morte di Gesù Cristo erano già allora un nucleo di verità pesante da assimilare perché troppo scandaloso. Come sembra scandalosa la passione e la morte di ogni uomo ancora oggi. Passione che si riflette in tutto il creato. Se ci rendessimo realmente conto del mistero che si cela in ogni fenomeno della nostra esistenza, ne rimarremmo come schiacciati.
Se penetrassimo a fondo il mistero della morte ci meraviglieremmo della nostra situazione contingente che spesso ci appare banale, scontata. In Cristo le cose si capovolgono perché nella dimensione divina il paradosso accompagna l’infinito. Qual’é la logica delle cose? Le situazioni hanno una loro apparente ripetitività (niente per me si ripete esattamente, come non esiste l’identità in natura) , ma è una ripetitività necessaria alla coscienza in formazione.
Se i cicli naturali non avessero un loro ritmo, non ci sarebbe la vita. Il ciclo dei pensieri ha un suo ritmo e rispetta una certa causalità. L’abitudine ha la doppia funzione di sostenere ed alimentare la coscienza, ma anche di addormentarla stendendole un velo. Uno sforzo di coscienza inabituale risveglia in noi il pensiero dialettico che toglie il velo dell’abitudine narcotizzante. In questo sforzo si pongono le domande fondamentali dell’esistenza che esigono risposte non scontate.
La vita, così come la concepiamo é scontata? Eppure stranamente ci meravigliamo più della morte che della vita. La morte di coloro che ci stanno attorno, prima e quella che immaginiamo in noi, dopo. Ma un pensiero profondo si meraviglia più per la vita che per la morte. La vita è pienezza e superamento, la morte è il nulla, il non essere. Siamo realmente capaci di portare il peso di una verità così impenetrabile quale è quella della vita?
L’Unica verità è il “Dio Amore”. Tutte le verità vengono ricondotte a Lui. Ogni ricerca, ogni scoperta che mette a nudo la verità è un gradino per salire a Lui. Anche la verità che ci appare più banale riflette uno degli infiniti raggi che emana il nucleo di ogni verità.
Il dolore che prova l’uomo più spirituale è la sensazione dell’assenza di Dio. Egli sa che Dio è presente in ogni luogo e in ogni creatura. Ma non lo avverte sensibilmente.
Se il suo grado di spiritualità è elevato soffre ma non ne fa una tragedia, perché sa che Dio prova coloro che lo cercano con cuore sincero.
“Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono! “(Lc.11,13)
Gesù ci esorta a chiedere per le nostre necessità. Ma ci suggerisce di chiedere soprattutto lo Spirito Santo . Egli sa perfettamente che non sappiamo nemmeno cosa chiedere. Lo Spirito ci suggerisce l’oggetto della nostra domanda : Lui stesso!
Senza lo Spirito l’uomo è dispersivo, superficiale, materiale, animale. Quante volte lo soffochiamo con la cupidigia, l’orgoglio o le preoccupazioni inutili! Egli è realmente il principio uinificante, colui che ci fa intuire l’essenza della vita e dell’universo. Però Egli è discreto, delicato, rispettoso : non può abitare in un cuore non predisposto, opaco dai vizi e dalle illusioni. L’uomo che umilmente lo implora si avvia verso la santificazione, la divinizzazione a cui è destinato. Lo Spirito dona la calma interiore necessaria ad una seria revisione della nostra vita. Chiediamo troppe cose inutili: Egli ci dona le essenziali.
Vieni Santo Spirito nei nostri cuori: trasforma il cuore di pietra in cuore di carne. Facci vivere gli eventi comuni della vita in maniera straordinaria.
Non permettere che venga distolto da vizi e preoccupazioni. Facci convincere che tutto viene da te, che senza di te tutto è risucchiato nel nulla. Invadi la nostra anima affinché possiamo riconoscere la tua presenza in noi e nel creato. Donaci uno sguardo puro , che sappia leggere gli eventi personali e sociali alla tua luce. Donaci la semplicità interiore, la castità dell’anima : nel distacco mite da noi stessi facci amare di cuore coloro che ci stanno accanto. Facci vedere in essi i tuoi figli destinati alla gloria eterna, senza lasciarci ottenebrare da inutili e dannosi pregiudizi.
Invadi la nostra mente affinché, attraverso il tuo intelletto, sappiamo riconoscere la tua presenza creatrice e scompaia da noi ogni paura: paura di esistere, di agire, di morire. Facci accogliere il mistero con stupore e gioia intima, in modo che la possiamo trasmettere anche ai nostri fratelli. Solo la tua luce può farci capire che tutti sono fratelli.
Quando ci allontaniamo da Te con la nostra superficialità, la nostra mente viene oscurata da uno stupido orgoglio, da una devastante presunzione. Aiutaci a non sentirci superiore a nessuno, ad intravedere anche nel più ignorante e brutale degli uomini le immense possibilità che si celano in lui, proprio perchè tu, mite ed umile di cuore, lo vedi così, non per quello che è in quel momento evolutivo, ma per quello che con la tua grazia è in grado di divenire.
Bisogna chiedere lo Spirito Santo. Le nostre preghiere sono spesso troppo materiali. Il Signore le esaudisce parzialmente perché ci è padre. Ma le cose terrene passano, quelle celesti sono eterne. Il buon Padre ci vuole eternamente vivi e felici. E’ per quello che gioisce quando noi chiediamo cose che fanno bene allo spirito. Possiamo chiedere i doni dello Spirito Santo ed è contento di concederceli. Ma se noi chiediamo direttamente lo Spirito, chiediamo il massimo. Chiediamo che si realizzi in pienezza il suo progetto per ognuno di noi
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